Donald Trump impone “dazi reciproci” nei confronti dei paesi di tutto il mondo e snocciola i dati: 34% per la Cina, 20% per l’Unione Europea, 46% per il Vietnam, 31% per la Svizzera. E così via, da un numero all’altro. “Abbiamo applicato dazi dimezzati rispetto a quelli imposti a noi”, dice il presidente degli Stati Uniti illustrando il metodo con una spiegazione che non appare esaustiva e convincente per esperti di tutto il pianeta.
Hello and greetings from .. just to say that the 61% figure in this table looks like a completely made up number to me/us. If anyone has a clue where it comes from, feel free. Merci! pic.twitter.com/RN5Su7AhP9
— Riccardo Trezzi (@RiccardoTrezzi) April 2, 2025
Mentre si fa notare che gli unici due paesi non tassati sono Russia e Corea del Nord, le tabelle fanno il giro del mondo, i dati vengono analizzati a tutte le latitudini e i dubbi spuntano ovunque: da dove viene il dato ‘iniziale’, che quantifica i dazi applicati dagli altri paesi nei confronti degli Usa? Lo scetticismo è palpabile tra tweet e articoli. Si cercano soluzioni che coinvolgano i rapporti tra valute, meccanismi fiscali, dettagli secondari. E invece, a quanto pare, è tutto molto più semplice.
It is much much dumber than we thought.
The “Tariffs charged to the U.S.A” is a made up number that simply consists of the trade deficit with that country divided by U.S. imports.
Iraq: 78% = $5.4B/$6.9B
Liechtenstein: 73% = $155.4M/$218.1M
Cambodia: 97% = $11.4B/$11.7B https://t.co/rbtqpdM28D— Oliver Alexander (@OAlexanderDK) April 2, 2025
Trump e i suoi collaboratori hanno utilizzato un sistema apparentemente elementare, come evidenziato da diversi osservatori. E’ stato considerato il rapporto tra deficit commerciale degli Stati Uniti e surplus commerciale di un’altra nazione, la cifra è stata divisa per due e il risultato è diventato il ‘dazio’.
La ‘formula’
Un esempio? Nel 2024 il deficit commerciale degli Stati Uniti verso la Cina ammontava a 295,4 miliardi di dollari. Gli Usa hanno importato beni cinesi per 439,9 miliardi. La Cina, in sostanza, può vantare un surplus del 67%. La metà, arrotondata per eccesso, porta a 34: appunto, il dazio applicato a Pechino.
E da dove viene il 20% assegnato all’Unione Europea, Italia compresa? Una pista c’è. Export: 531,6 miliardi. Import 333,4 miliardi. Il deficit ammonta a 198,2 miliardi. Calcolatrice alla mano, 198,2 rispetto a 531,6 rappresenta il 37%, stretto parente del 39% che – secondo Trump – equivale ai dazi applicati dall’Ue nei confronti degli Usa.